L’uomo della pioggia – Il disprezzo e la sanità Usa

Per chi ha studiato giurisprudenza e frequentato i tribunali e le loro scartoffie sarà facile lasciarsi ispirare da L’uomo della pioggia e la sensazione di amore e odio per il diritto che lo caratterizza. La voglia di fuggire da un ambiente brutale e spietato e, al tempo stesso, il desiderio di lottare per l’affermazione della giustizia sono sentimenti diffusi nel mondo degli avvocati.
Per tutti gli altri, sarà ancora più facile apprezzare il film di Francis Ford Coppola, interpretato da Matt Damon. Il sentimento di fondo è un grande disprezzo. Disprezzo per la professione, con il cinico Leo Drummond (Jon Voight) come paradigma dell’avvocato venduto. Disprezzo per la mercificazione delle vite umane e per il sistema sanitario statunitense, in mano alle assicurazioni. Disprezzo per gli uomini che picchiano le donne. L’uomo della pioggia, tratto dal bestseller di John Grisham, è un film crudo. Un film cupo, dal ritmo blando, che sembra toccare una sola corda ma riesce a incunearsi in mille direzioni. E cattura lo spettatore.

Ogni avvocato, almeno una volta in ogni causa, sente di superare una linea che non intende veramente superare. Capita. Se lo fai parecchie volte la linea sparisce per sempre. E poi sei solo un’altra barzelletta sugli avvocati. Un altro pescecane nell’acqua sporca

Un giovane studente di legge, Rudy Bailor (Matt Damon), viene catapultato nelle aule di tribunale. Senza ancora avere l’abilitazione comincia a seguire una causa che si rivela essere una colossale frode assicurativa. La vittima è Donny Ray, un ragazzo malato di leucemia, a cui l’assicurazione ha rifiutato la copertura sanitaria. Se dovesse vincere la causa milionaria, Rudy, che nel frattempo è diventato avvocato, farebbe piovere così tanti soldi (da qui il titolo originale The rainmaker) da fare la fortuna di qualsiasi studio legale. Ma la sfida è impari e, anche quando si hanno tutte le ragioni del mondo, a volte non basta.

Non c’è dubbio: sono andato su. Talmente su che dopo questo caso non posso fare altro che andare giù. Qualunque cliente avessi si aspetterebbe questo, la stessa magia, niente di meno. E magari potrei anche dargliela se non importasse come farei e una mattina mi alzerei e scoprirei di essere diventato Leo Drummond

Il sistema sanitario USA – Un recente articolo su Panorama spiega come funziona il sistema sanitario statunitense. Dal Social Security Act di Roosevelt all’Obamacare del 2010, passando per le riforme di Lyndon Johnson negli anni Sessanta, la sanità Usa ha mantenuto una natura che di fatto è privata. Un cittadino statunitense deve avere una copertura assicurativa o i soldi per potersi pagare un’operazione. I pilastri del sistema sono due: Medicaid, una forma di finanziamento pubblico per permettere alle fasce di reddito basse di pagarsi un’assicurazione privata; Medicare, assicurazione finanziata dal governo federale per over-65 e disabili.
Uno dei principali risultati delle riforme sanitarie di Barack Obama è stato quello di estendere la copertura assicurativa a persone che prima erano escluse dal sistema Medicaid. Così, oggi ci sono tra i venti e i trenta milioni di cittadini americani in più che hanno accesso alle cure. Questo però non significa aver modificato la struttura del sistema, che resta saldamente in mano alle assicurazioni.
Il neo-presidente Donald Trump e il grosso del partito repubblicano vogliono eliminare o ridurre i sussidi che erano stati estesi con l’Obamacare. L’atto che sarà a breve discusso dal Congresso è l’American Health Care Act. La proposta è quella di sostituire i sussidi con un credito di imposta, progressivo con l’aumentare dell’età.

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